La mia avventura con il Passatore 2004 inizia sabato
mattina di buon’ora, sveglia alle 04.30 per essere puntuali
all’appuntamento con gli amici friulani dell’U.O.E.I. con i quali
affronteremo il viaggio in autobus che ci porterà alla partenza in
Piazza della Signoria a Firenze.La nottata non è stata delle più
tranquille erano anni che non provavo la tensione pre gara, quello stato
d’animo che si prova quando sai di andare incontro a qualcosa di
grande, di complesso che non vede in campo solo le tue forze fisiche ma
anche la testa e tanti altri fattori esterni che potrebbero influire
sull’evento che stai per affrontare.
Si, perché
il Passatore non è una gara come le altre, innanzitutto perché è una 100
km ma anche perché si parte da Firenze nell’ultimo weekend di maggio
alle 15.00 quindi in condizioni climatiche di solito di gran caldo, dopo
poche ore ci si ritrova a quota 913 m sul livello del mare con
temperatura e clima decisamente differente e con la notte che incombe
sulla testa di noi podisti, la discesa inevitabilmente rischia di
provocare danni alle gambe e soprattutto all’apparato
gastro-intestinale, a causa del fresco e dell’inevitabile cocktail di
cibi e bevande che ogni podista ingerisce lungo il percorso; terminata
la discesa mancano ancora 30 km e lì veramente può succedere di tutto.
Ma
veniamo al racconto del mio Passatore. Il pranzo e l’attesa della
partenza la vivo con tanti amici con i quali, è inutile dirlo, si parla
solo della nostra prossima avventura e apprendo che sarà alla partenza
anche Cosetta Benatti che dopo aver corso 5 maratone quest’anno, solo
tre giorni fa si è iscritta anche alla 100. Follia???!!!!
Ho
curato la preparazione fisica, mentale e logistica di questa gara nei
minimi dettagli, penso che nulla mi sia sfuggito, consegno le sacche che
saranno portate sul percorso nelle varie tappe intermedie
dall’organizzazione, in ognuna di esse ho riposto tutto ciò che mi
potrebbe essere utile in caso di necessità.
Il
cielo sulla nostra testa è decisamente nuvoloso, in direzione Colla di
Casaglia (la vetta più alta della gara) siamo sicuri di non trovare più
di 7-8 gradi di temperatura, a Faenza mi riferiscono che in mattinata
pioveva. Se penso che uno degli spauracchi era la temperatura alta il
primo pericolo è decisamente scongiurato; indosso pantaloncino e canotta
traforata Podisti.net e mi avvio in Piazza della Signoria, vedo tanti
amici, con i quali scambio saluti e in bocca al lupo ma sono estraniato
dalla realtà, la mia testa è immersa nell’impresa.
Partenza
prudente era la strategia, guai a lasciarsi prendere la gamba
dall’entusiasmo, la salita di Fiesole subito mostra la sua difficoltà ma
la determinazione, il vedere sulla strada il paese completamente
colorato di bandiere della pace (scusate la mia divagazione extra
podistica) mi fornisce ulteriori energie mentali; viaggio spesso accanto
ad un ragazzo che sulle spalle reca la scritta Andorra, si tratta sì di
Campionato Europeo di 100 km ma vuoi che vi sia in questo piccolissimo
stato un centochilometrista mi chiedo?
Al
passaggio nel centro di Fiesole, assiepata di spettatori mi sento
chiamare a gran voce per nome, mi volto uscendo dal mio stato di
concentrazione e scorgo Orlando Pizzolato (il vincitore di due maratone
di New York per chi non lo conoscesse) che mi incita a gran voce. Il
mondo del podismo è fatto anche di questo mi dico, oggi è il nostro
giorno, di tutti quelli che sono su questa strada e un vero appassionato
di corsa questo lo sa.
La strada dopo Fiesole
comincia a scendere e diventa fondamentale prendere il giusto ritmo
senza pensare naturalmente al cronometro ma cercando di ritrovare in se
stessi quegli elementi che possano distrarre dallo scorrere del tempo e
della strada; l’elemento fondamentale è sicuramente lo splendido
paesaggio che ci circonda, le colline possono essere ammirate nella loro
grandezza anche perché un leggero venticello ha spazzato via le nuvole
che incombevano fino a poche ore prima e rende leggera la corsa.
Mi
trovo a correre in un gruppetto di atleti stranieri provenienti chissà
da dove, due presumibilmente dai paesi dell’Est, lo intuisco dal loro
modo di parlare ma preferisco non chiedere (e in che lingua poi),
l’amico con la scritta Andorra, tre spilungoni dall’inconfondibile
origine tedesca, lo si nota anche dal colore della maglia, insomma sono
io lo straniero in questo contesto.
Borgo San
Lorenzo si avvicina, lo si vede da lontano, al mio fianco una
lunghissima fila di auto, camper e altri mezzi di accompagnatori,
esalano fumi terribili (non mi dilungo sul problema della mancata
chiusura al traffico, annunciata sulla carta ma mai applicata nella
realtà). Sento un giovane podista che appena raggiunto dice testualmente
a due accompagnatori in bici: ”Adesso ho bisogno di fare un tratto in
bici”, rimango sbalordito, così senza ritegno, ma cosa ci fa questo fra
noi faticatori della strada, si tratta di un intruso, di un fannullone
che non ha neanche uno specchio in casa? E i suoi amici si sentono degli
eroi nell’aiutarlo a commettere questa oscenità? Fatto sta che
all’ingresso in Borgo San Lorenzo me lo ritrovo davanti sul ciglio della
strada in attesa di riprendere a correre, non gli risparmio un
improperio coi fiocchi.
Il mio passaggio a Borgo
San Lorenzo avviene in ottime condizioni fisiche e psicologiche, mi
sembra che questi 35 km siano passati senza lasciare alcun segno, il
transito è avvenuto in 2:24’, al volo prendo dalla sacca che mi passano
gli amici dell’UOEI, che attendono vicino all’autobus il transito di
tutti gli amici, una confezione di maltodestrine e mi accingo ad
affrontare la salita della Colla. Altre volte mi sono chiesto se provare
a camminare o alternare passo a corsa, ora niente, si corre e basta.
Incrocio la compagna dell’amico Daniele Cesconetto in bici che mi dà un
sorso d’acqua e mi dice che Daniele è poco avanti. Concentrato al
massimo affronto la salita ad un ritmo che sia equilibrato, che non mi
faccia spendere eccessive energie, ma non mi faccia perdere anche molto
terreno. Quando intravedo in lontananza Daniele (amico di tante
maratone) mi pongo l’obiettivo di raggiungerlo e piano alla volta gli
recupero qualcosa.
“Scolliamo” come dicono i
toscani, cioè transitiamo sul Passo della Colla insieme in poco meno di 4
ore, non mi sembra vero, metà dei km sono alle spalle, la fatica ancora
non si è fatta sentire, la carica è a mille e la parte del percorso più
difficoltoso è superata. Mi lancio in discesa a buon ritmo, qualche
difficoltà mi provoca un leggero male alla milza che cerco di
allontanare concentrandomi sulla respirazione; la mia porzione di
cervello che è deputata alla “passione matematica” comincia ad elaborare
dati, a fare calcoli su cosa possa succedere se il ritmo rimane
costante, se cedo leggermente, insomma parte il conto alla rovescia, in
fondo siamo in discesa sia fisica (nel senso di pendenza) che di km.
Al
ristoro di Casaglia, indosso la maglia a maniche lunghe per mettermi al
riparo dai rigori del fresco che si profila minaccioso nella lunga
discesa che mi porterà a Marradi e dopo aver mangiato una fetta di pane e
marmellata e fatto scorta di liquidi mi butto a capofitto nella
discesa; anche stavolta cerco comunque di non esagerare, la strada fila
ma bisogna gestire i muscoli delle gambe che potrebbero risentirne nel
lungo tratto che mi separa dal traguardo al termine della discesa.
Ancora le ultime luci della sera mi fanno compagnia e quasi sono deluso
perché in questa maniera mi perdo lo spettacolo che ho ancora nella
testa di quando 10 anni fa transitai in questa zona e immerso nel buio
della notte assistetti allo spettacolo delle colline circostanti in cui
luccicavano le lucciole. Ma dover rinunciare a questo significa che sono
ben in anticipo rispetto a quella volta e facendo un po’ di conti anche
sulla tabella che ho elaborato nella mia testa per poter realizzare il
mio sogno: chiudere il Passatore in meno di 10 ore.
L’entusiasmo
cresce con l’andare avanti dei km, cerco di prendere qualche
intermedio, sfruttando le indicazioni dei pannelli al lato della strada,
mi vengono i brividi, potrebbe accadere di realizzare qualcosa che non
avrei neanche lontanamente immaginato, bisogna resistere però, è
necessario allontanare ogni illusione, scendere coi piedi per terra e
macinar km.
Poco prima di Marradi avverto una
brutta sensazione, forse il freddo e l’acqua che ho bevuto hanno
provocato problemi al mio intestino, inutile resistere, appena entrato
in paese mi fermo un momento sul ciglio della strada e un conato di
vomito mi assale, un paio di minuti, e tutto sembra passato. Riprendo la
mia corsa e sul ciglio della strada scorgo Emiliano Piola fermo
confortato da amici. Cerco di dargli un incoraggiamento al volo, ma mi
fa capire che non ne ha più. Mi dispiace tanto, ci siamo incontrati
tante volte quest’anno nelle maratone primaverili ed è in condizioni
smaglianti ma evidentemente qualcosa oggi è andato storto come peraltro
deve esser successo ad un altro grande Claudio Leoncini che ho superato
da qualche km anche lui in evidente crisi, faccio gli scongiuri e
proseguo avanti.
Al settantesimo km, quando
ormai la strada ha spianato e non mi avvalgo più delle sensazioni
positive sia fisiche che mentali della discesa, un black out mi si
presenta, improvvisamente mi sento venir meno le forze nelle gambe e in
contemporanea la mia testa elabora pensieri negativi. Ho bisogno di una
grande forza d’animo per inventare una reazione: mi propongo di
alternare corsa a passo, la strategia funziona per un paio di km poi il
tratto di corsa si riduce mentre riesco a camminare abbastanza spedito.
Mi dico che non può cambiare tutto così d’un colpo, proverò a camminare
per un po’ poi si vedrà. Nella mia testa tutte quei pensieri positivi
che avevano volato sino a pochi km fa si trasformano in sensazioni
negative, il freddo comincia a farsi sentire, nonostante questo le gambe
vanno di passo, ma non scatta la molla di riprendere a correre. Cammino
per un’ora e mezza, anche a costo di raggiungere Faenza di passo
nessuno potrà togliermi la soddisfazione di tagliare il traguardo, ma il
dannato spettro del Passatore è alle mie spalle, sta per prendersi il
mio sogno: terminare entro le dieci ore.
Subisco
passivamente il sorpasso di tanti podisti, recepisco senza reagire i
loro incitamenti, solo nel momento in cui l’immenso Vedilei mi supera ho
la forza di replicare con qualche parola, ma si tratta solo di
orgoglio; non c’è niente da fare, bisogna solo tener duro e sperare che
qualcosa cambi. Faccio un po’ di conti andando di passo il mio sogno
andrà a finire nel sacco dei ricordi delle avventure del Passatore
Pelloni, non nella mia bacheca personale. Con una forza d’animo di
quelle dei momenti estremi mi dico che devo tentare di cambiare il corso
delle cose, riproverò ad alternare corsa e passo; comincio con poche
centinaia di metri correndo, mi guardo attorno cerco di badare alla
strada buia, alle macchine che mi vengono dinanzi, guardo le colline che
degradano verso la strada, le numerose lucciole che volano a pochi
metri dal suolo, faccio di tutto insomma per distrarre la mia testa
dalla tentazione di riprendere a camminare. Funziona!!! Dopo un paio di
km tutto improvvisamente ritorno ad essere positivo, le gambe corrono,
la testa cerca di precederle, bisogna sfruttare al massimo il momento
positivo, evito di fermarmi ad un ristoro per paura di perdere l’attimo
fuggente, il mio sogno riprende a concretizzarsi, l’ombra malefica è
rimasta alle mie spalle, nel cielo stellato, illuminato da una splendida
luna mi appare una stella cadente che per diversi secondi solca il
cielo: non esprimo nessun desiderio, il mio sogno si sta concretizzando,
lascio ad altri la possibilità di avvalersene.
Il
passaggio per Brisighella in 7:55’ non lascia dubbi ormai sulla
possibilità di raggiungere Faenza in tempo e neppure un leggero calo nel
finale può impedire il realizzarsi del mio sogno. Il cartello con
l’indicazione dell’ingresso in Faenza non mi inganna, so che c’è ancora
un bel pezzo di strada da fare. Un podista mi supera, lo lascio passare
senza reagire, non è contro gli avversari che sto lottando, nessuno in
questa gara (a parte i primissimi) insegue l’avversario, tutti sono
vincitori quelli che tagliano il traguardo, se inoltre si riesce a
migliorare il proprio personale è un successo. Piazza del Popolo
accoglie me come tutti gli altri podisti che mi hanno preceduto e quelli
che mi seguiranno. Taglio il traguardo per la terza volta, a distanza
di nove anni, con un tempo da sogno 9:09’ 17’’ senza nessun rimpianto.
Ho speso 5 mesi di preparazione fisica e mentale per raggiungere
quest’obiettivo, ho trovato tanti amici che mi sono stati accanto nei
lunghi allenamenti al Parco del Cormor, ma la gara l’ho condotta in
solitudine dal primo all’ultimo km, anzi non in solitudine, ero
accompagnato dal mio sogno.
Ora l’appuntamento è per il prossimo anno con una certezza: partire, arrivare e crederci. Si può ancora migliorare.
Sarebbe
ingiusto citare solo alcuni degli amici che hanno vinto la loro gara,
rischiando di dimenticarne altri: ma una eccezione va fatta per tutti
quelli che hanno esordito, che hanno per la prima volta hanno provato le
incredibili sensazioni di tagliare il traguardo della 100 km del
Passatore.
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