domenica 28 febbraio 2021

Quattro salite e con l'ultima ci siamo Pers ai confini del mondo

 Quattro salite delle quali 2 inedite per 2200 m di dislivello percorrendo strade quasi deserte.

120 Km di bontà immersi nella natura, circondati quasi sempre la crochus e primule.


Partiamo con le idee chiare da dove cominciare ma lasciando aperta la porta al succedersi degli eventi.

Affrontiamo la salita che da Faedis ci porterà fino a Cima Porzus, salita già fatta tante volte. Milena ben presto si mette in testa ed io fatico non poco a starle in scia.



La splendida giornata di sole ci allieta ed affievolisce la fatica. Verso la metà raggiungiamo e superiamo una coppia di ciclisti, il lui si affianca e ci accompagna fino al traguardo parziale di Canebola. La nostra fatica prosegue fino in cima dove un gruppo di ragazzi banchetta, la nostra giornata è invece ancora all'inizio.

Discesa verso Purgessimo e il confine italo-sloveno prima di riprendere la salita che ci porta a Sella Sant'Antonio.


Giù giù giù verso Campo di Bonis poi curva a destra e breve e tranquilla salita verso Montemaggiore dove beviamo una freschissima Coca seduti al bar ad ascoltare le storielle di due avventori e conosciamo la barista figlia della Svetlana titolare del bar/ostello/ristorante.



Ci dirigiamo verso Monteaperta ma invece di prendere la strada classica scegliamo la salita che passa da Cornappo, una ascesa che non avevamo mai fatto.

Puntiamo la via del ritorno. Discesa verso Vedronza. All'incrocio dico a Milena che vorrei raggiungere i 2000 m di dislivello per cui bisogna cercare un'altra salita. Prendiamo a destra in direzione Slovenia. Giunti a Pradielis vediamo l'indicazione per Cesaiis-Pers. E' una salita che assolutamente non conosciamo, la prendiamo e si rivelerà la parte più originale della giornata.







In realtà si tratta di un piccolo paesino diviso in borghi anche in modo originale: Borgo di Sopra, Borgo di Sotto e ironicamente Borgo di sottosotto.

Giunti in cima al paese troviamo l'indicazione Pers, la prendiamo e dopo alcuni Km in cui si alterna salita e discesa con la strada che diventa sempre più sconnessa ci ritroviamo in uno spiazzo con una indicazione scritta su un cartello: Borgo Pers che consiste in una sola casa.

Neanche il satellite prende qui su. Suona alla casa e una bella ragazza mi dice che non abbiamo altra alternativa che tornare indietro.

Insomma a Pers ci siamo persi ma è stata comunque una bellissima avventura.

sabato 27 febbraio 2021

Per prima volta Rodda e poi mezzo Matajur

 Due belle salite oggi, una delle quali inedita.

Il problema più serio però non sono state le scalate ma riuscire a raggiungere San Pietro al Natisone. Un fortissimo vento da Est-Nordest ci ha letteralmente fatto penare. 


La salita di Rodda ce l'avevo in mente da un po' ed oggi l'abbiamo battezzata alla grande. Una splendida giornata di sole che ci ha accompagnato lungo i 5 Km di salita regolare intorno all'8-10% che porta fino al termine della strada asfaltata. Si, ecco, non si tratta di una salita che porti ad una cima ma di una strada che attraversa numerosissime frazioni del comune di Pulfero quindi nella alta valle del Natisone. Ho cercato di fotografare tutti i cartelli ma certamente qualcuno me lo sono perso. 










Dopo Sturam, ultima della serie la strada diventa sterrata e si può tornare giù verso San Pietro oppure poco prima andare sempre per sterrata verso Mersino.

Lungo la discesa ci siamo fermati a fare una foto in un punto molto panoramico su tutta la valle del Natisone.



La nostra giornata in bike procede con la salita che partendo da Loch/Linder porta passando per Mersino fino a Montemaggiore. Sono circa 10 Km con pendenze differenti. Questa salita è il primo tratto (circa 2/3) di una delle ascese al Matajur.







Da Montemaggiore a Savogna una lunghissima discesa da affrontare con prudenza per le folate di vento.

Tutto sommato una buona uscita con 1600 m di dislivello e 107 Km

venerdì 26 febbraio 2021

La primavera chiama e il Margantonio podista risponde

 Splendida giornata di sole con temperatura che si avvicina ai 20 °C. Impegni casalinghi mi hanno impedito di uscire presto ma posso riparare con una bella corsetta.


In realtà l'entusiasmo non è altissimo ma la sola idea di poter indossare pantaloncino e canotta a manica corta mi spinge "ad osare".

La corsa ultimamente non mi ispira tantissimo per cui occorre usare qualche stratagemma per stimolarmi. Una buona idea è quella di indossare le calze lunghe a compressione acquistate nella mia ultima trasferta importante per una maratona ad Honolulu.


La partenza come al solito è difficoltosa con le gambe che non ne vogliono sapere. Purtroppo sarà una sensazione che mi porterò fino alla fine.

Corro in direzione di Feletto per la ciclabile, c'è tanta gente in giro che ne approfitta per passeggiare. 

Quando ho ormai percorso 6 Km entro nel Parco del Cormor che ultimamente avevo sempre trovato poco frequentato. 

Oggi invece è strapieno di camminatori, passeggiatori ed anche numerosi podisti. E' rifiorito come la primavera che ha colorato di bianco e violetto gran parte del parco con immense distese di crochus.

Si suda ma nonostante la fatica è bello riassaporare l'ebbrezza della vecchia passione.

Sono diretto verso casa e quasi non mi sembra vero di aver portato a termine ben 15 Km ad un ritmo che a stento merita la sufficienza; le sensazioni non sono state buone per tutta la durata della corsa.

Spero di non aspettare un altro mese per riprovare...con uno sforzo di positività posso affermare che può solo migliorare.

"Margantonio dovresti sapere che hai 55 anni e non puoi pretendere che il tuo fisico possa sopportare gli sforzi di 20 anni fa soprattutto perchè i Km percorsi in bici (tanti, non pochi) inevitabilmente disabituano i muscoli al gesto della corsa. Inoltre hai 3 Kg di troppo che certo non aiutano"

giovedì 25 febbraio 2021

Topolò è un paese e solo pochi lo sanno

 Torno nel mio ambiente naturale preferito, le valli del Natisone.

La mia scelta odierna è caduta su una breve salita senza troppe pretese che porta ad un paesino che sempre ha stimolato la mia curiosità.


C'è una splendida giornata di sole che mi ha spinto ad allegerire l'abbigliamento ma senza esagerare e difatti la scelta si è rivelata perfetta.

Mi muovo in direzione di Cividale e da qui verso Ponte San Quirino. C'è un forte vento che spira in faccia con una certa forza. Prendo la valle del Cosizza.






Si succedono le piccole frazioni di San Leonardo: Merso di sotto, Osgnetto, Crostù, Dolina. Sono completamente in ombra e il freschetto si fa sentire, per fortuna la leggera pendenza in salita mi costringe a pedalare impegnato. Il fiume scorre al mio fianco; un paio di volte lo scavalco, l'ultima a Liessa.

Poche centinaia di metri e giunto a Clodig svolto a sinistra iniziando la salita che mi porterà a destinazione: TOPOLO'.

Ci sono stato già una volta con Milena. La salita non è eccessivamente impegnativa, 3 Km circa all'8-9% con crochus e primule che fioriscono ai margini della strada. Di traffico naturalmente neppure l'ombra.

Dopo circa un Km attraverso l'abitato di Seuza.

Dopo una serie di curve si vede finalmente il paese abbarbicato su una montagna. Ancora più in alto il campanile di una chiesa.

Ora la strada spiana leggermente e raggiungo la piazza del paese, uno slargo in realtà che funge anche da unico parcheggio.

Dagli ultimi dati che vedo su internet risultano 26 abitanti.

Dalla piazza la Chiesa sembra essere immediatamente su, viene da chiedersi come si faccia a raggiungerla. La risposta è presto trovata. Tocca inerpicarsi su una strada a tornanti la cui pendenza è superiore al 15%...ormai però l'obiettivo è raggiunto. Metto il 34/28 e lentamente raggiungo la chiesa, ancora qualche decina di metri per arrivare al cimitero dove finisce anche la strada asfaltata.

Decisamente una bella pedalata e così anche TOPOLO' è conquistata.

mercoledì 24 febbraio 2021

La disciplina di Penelope

 



Pochi giorni fa ho finito di leggere (per la verità in pochi giorni) l'ultimo libro di Gianrico Carofiglio. Come al solito una lettura molto gradevole. Storia abbastanza semplice anche se il finale rivela una sorpresa molto accattivante.


Con questo romanzo, Gianrico Carofiglio ci consegna una figura femminile dai tratti epici. Una donna durissima e fragile, carica di rabbia e di dolente umanità. Un personaggio che rimane a lungo nel cuore, ben oltre l'ultima pagina del sorprendente finale.

Penelope si sveglia nella casa di uno sconosciuto, dopo l'ennesima notte sprecata. Va via silenziosa e solitaria, attraverso le strade livide dell'autunno milanese. Faceva il pubblico ministero, poi un misterioso incidente ha messo drammaticamente fine alla sua carriera. Un giorno si presenta da lei un uomo che è stato indagato per l'omicidio della moglie. Il procedimento si è concluso con l'archiviazione ma non ha cancellato i terribili sospetti da cui era sorto. L'uomo le chiede di occuparsi del caso, per recuperare l'onore perduto, per sapere cosa rispondere alla sua bambina quando, diventata grande, chiederà della madre. Penelope, dopo un iniziale rifiuto, si lascia convincere dall'insistenza di un suo vecchio amico, cronista di nera. Comincia così un'appassionante investigazione che si snoda fra vie sconosciute della città e ricordi di una vita che non torna. Con questo romanzo – ritmato da una scrittura che non lascia scampo – Gianrico Carofiglio ci consegna una figura femminile dai tratti epici. Una donna durissima e fragile, carica di rabbia e di dolente umanità. Un personaggio che rimane a lungo nel cuore, ben oltre l'ultima pagina del sorprendente finale.

lunedì 22 febbraio 2021

I muri del Collio

 Usciamo che sono ormai le 12 con le idee poco chiare su quale direzione prendere. 

"Andiamo verso il Carso?" mi dice Milena.


Ci avviamo ma senza tantissima convinzione infatti superato Ipplis Milena che era in testa svolta a destra e prende la salita di Rocca Bernarda. Una mossa che non mi aspettavo ma che mi soddisfa. Percorrere queste strade è sempre molto bello perchè a parte l'impegno degli strappi la visione dei filari di viti è molto particolare.



Rapida discesa e si va in direzione di Corno. Qui altra digressione verso una salita per me nuova. Raggiungiamo l'Abbazia di Rosazzo per una stradina che presenta pendenze del 17% e per non farsi mancare nulla facciamo anche l'ulteriore strappo più in alto che ha pendenze anche superiori (19%) anche se per soli 50 m.

La discesa fino ad Oleis è gradevolissima e molto panoramica.

Riprendiamo la strada che porta verso Cormons

Milena vede una specie di Castello in alto e mi chiede se sia in Italia o Slovenia visto che siamo vicini al confine.


Scorgo dopo un centinaio di metri un cartello che indica Ruttars e rammento che tante volte l'amico Gianni Beltrame lo ha citato come scenario di salite. Svolto a sinistra e prendo questa salita che non è lunghissima ma assai impegnativa. 





Prima di scollinare un cartello inquietante ci ricorda la presenza di pendenze del 25% e si tratta di discesa (per fortuna). Pedaliamo con il panorama sulla Slovenia e senza capire come ci ritroviamo sulla strada che porta a Cormons.

Stavolta sono io a svoltare verso sinistra per aggirare il bosco di Plessiva e dirigerci poi verso San Floriano del Collio. E' questo il "paese irragiungibile"...il primo cartello lo segnala a 4 Km, poi 7 Km, poi 3, dopo averne percorsi 6 si trova un altro cartello che indica 4 Km infine l'ultimo lo indica a 2 Km ma nella sostanza ne mancano 4...e di salita.

Irrinunciabile foto e panorama anche se la giornata con tanta foschia non rende al meglio.

Si vola lungo la tortuosissima discesa verso una pausa rigenerante in un bar di Gorizia.

A questo punto io sarei già intenzionato a tornare verso casa ma Milena mi ricorda che eravamo usciti per andare sul Carso. Potrei mai dissentire dall'idea di una donna che mi propone di allungare la pedalata?

Prendiamo la strada che porta verso Trieste e alla deviazione per Doberdò del Lago giriamo verso destra; sempre bellissima da percorrere questa strada che con leggeri saliscendi porta lungo i luoghi della Grande Guerra e tantissime sono le indicazioni di trincee o ceppi celebrativi delle Armate e dei soldati che su queste pietre hanno sacrificato la vita per l'Italia. 

Superiamo San Martino del Carso resistendo alla tentazione di salire in cima al Monte San Michele; giù verso Sagrado e dopo aver attraversato l'Isonzo il lunghissimo tratto pianeggiante per raggiungere casa. 

Sono decisamente al lumicino e per fortuna Milena mi dà qualche cambio per vivacizzare la mia andatura soporifera.


Terminiamo con 130 Km e oltre 1000 m di dislivello